
La crescita è pura illusione. L’economia non crescerà più se non con dati statistici. La tecnologia ha fatto si che si producesse molto e si limitasse di molto la necessità della manodopera, e il lavoratore è anche il consumatore, non dimentichiamolo. Il settore terziario non è, e non sarà mai in grado di assorbire la forza lavoro eliminata dalle grandi aziende. In realtà solo i dati statistici dicono che l’occupazione sia in ascesa, ma non è forse vero che se uno lavora una settimana all’anno risulta occupato? L’immigrazione e la liberalizzazione dei mercati ha generato l’arrivo di milioni di immigrati disposti a lavorare a condizioni impensabili per noi italiani, rendendoci di fatto esuberi poco competitivi. Bene la privatizzazione di aziende che forniscono “prodotti”, molto male per la privatizzazione delle imprese che forniscono “servizi pubblici” che per la necessità di produrre bilanci in attivo anno per anno, poco investono in formazione e spesso tagliano posti di lavoro necessari, si pongono infatti come obbiettivo la competitività nel breve periodo, e il risultato è una scarsa qualità dei servizi offerti a fronte di un elevato prelievo fiscale. Quando si ammetterà finalmente che il liberismo ha fallito la sua missione e si cercherà di equilibrare l’economia magari puntando ad un utilizzo cosciente delle risorse, concependole non come illimitate ma come limitate e pertanto è necessario equilibrare consumi, produttività, forza lavoro, e tipologia contrattuale che generi aspettative positive molto importanti per la società.
Il liberismo selvaggio predicato da molti, sta generando danni irreparabili al nostro pianeta, ai cittadini ed alla società in generale, creando polarizzazione della ricchezza, sfruttamento di manodopera a bassissimo costo (nuovi schiavi), conflitti per l’appropriazione delle risorse che per via della loro limitatezza si presentano sempre più scarse.
Un economista saggio, che crede nella società dei consumi, dovrebbe sapere che tagliando posti di lavoro, taglia di fatto i consumi, e che il settore terziario non produce ricchezza ma scartoffie. Così aumentano i costi sociali e i costi per lo stato sociale che deve provvedere a curare i danni causati da questo tipo di filosofia, aumentano quindi i costi per la sanità e i servizi pubblici, generando una lievitazione delle spese.
Ben venga un’alleggerimento della burocrazia inutile e costosa per le aziende ma anche per i cittadini.
Per quanto riguarda l’inflazione, è molto più alta di quella presentata dai dati statistici. Di fatto leggendo le statistiche ISTAT quando c’è stato il passaggio da lira ad euro, che calcolavano un’inflazione intorno al 3.5%, ci si accorge della loro non veridicità. In molti casi i prezzi sono saliti ben oltre l’80% generando di fatto un dimezzamento del potere di acquisto e un necessario e impossibile adeguamento dei salari per le aziende. Molti fallimenti sono dovuti all’impossibilità di sopravvivenza delle aziende che si sono trovate di fronte ad un quesito: o accetto di adeguare i salari al costo della vita raddoppiandoli, o diminuiranno i consumi, è stata scelta la seconda via e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Aumento sfrenato degli indebitamenti ecc. Basarsi su dati statistici non sempre, o quasi mai, genera buone politiche economiche, il risultato è sotto gli occhi di tutti.
Le politiche di innalzamento dei tassi di interesse della BCE, per limitare la quantità di denaro e quindi l’inflazione, hanno l’effetto contrario aumentando il costo dell’indebitamento delle aziende e dei cittadini per via di maggiori tassi di interesse, le aziende di fatto per sopravvivere sono costrette ad aumentare il prezzo di vendita dei propri prodotti generando l’aumento dell’inflazione e la diminuzione del potere d’acquisto dei salari, esattamente l’effetto contrario. Sono meccanismi semplici ed automatici dell’economia che è una scienza ed in quanto tale risponde al principio di “causa effetto”.

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